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| L'arte è una attività umana che possiede come propri scopi
la trasmissione alle altre persone dei più alti e migliori sentimenti al
quale l'uomo sia mai arrivato. |
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Storia ricamo:
quando il tessuto diventa prezioso come oro
La tecnica del ricamo nasce probabilmente in
Oriente era assai diffusa in quelle civiltà che tanto ci hanno tramandato
ovvero Babilonesi e Assiri. In Sicilia l'arte di adornare le stoffe con ricami
inizia intorno all'anno mille durante la dominazione dei Saraceni, la stessa
parola che utiliziamo per indicare quest'arte deriva dall'arabo RAQM (racam)
significa "segno, disegno". Il ricamo ha dignità d'arte, nel corso dei secoli
mantenne sempre uno stretto legame con le arti figurative come la pittura e
l'oreficeria. L'arte del ricamo si sviluppò ovunque rielaborando i motivi delle
culture autoctone ed anche assimilando lo spirito artistico delle civiltà più
evolute con cui le popolazioni venivano in contatto. Attorno al XV secolo fu
l'Italia a dare al ricamo una vera e propria dignità artistica. Già attorno al
1300 ci fu un raffinamento dei mezzi espressivi avvicinando il ricamo
all'oreficeria, e il ricamo che fino ad allora era stato coltivato nei conventi
e nelle corti dei principi ebbe nelle città le sue più fiorenti corporazioni.
Fiorente la produzione di vestimenti principeschi e curiali, gli arredi aulici
per paliotti e gonfaloni e altri arredi ecclesiastici.
Nel secolo XVIII il ricamo raggiunse un livello di vero
e proprio sfarzo. Le vesti sono ricoperte di merletti e di ricami di seta con
largo uso di fili d'oro.
Sfilato Siciliano
Introdotto in Sicilia dai Bizzantini e onorato su larga
scala dagli Arabi, il ricamo fu una delle maggiori attività degli Opifici del
Palazzo reale di Palermo "ergasterium". Il ricamo si diffuse capillarmente in
tutta la Sicilia con lavorazioni di ogni genere, da quelle preziose con fili
d'oro, perle e coralli per vestimenti principeschi e curiali, per arredi aulici,
per paliotti e gonfaloni e altri apparati ecclesiastici all'abbigliamento
popolare e arredamento per la casa e il dono di nozze.
Analoga è la storia del merletto anch'esso di
provenienza orientale, anch'esso praticato in Sicilia con largo anticipo sul
resto d'Italia e d'Europa, ed evolutasi dal ricamo mediante la tecnica dello
"sfilato" che la Sicilia adottò forse persino prima del XIV secolo con alti
esiti artistici, tanto da farne una propria tradizione mai abbandonata fino ad
oggi, affiancata sia dalle trine annodate a macramè sia dal filet e dagli altri
pizzi. Nel 500 ebbe molto successo presso i signori e soprattutto presso
il clero. Lo sfilato siciliano nelle diverse epoche ha assunto forme diverse,
mantenendo comunque come caratteristica la bellezza la preziosità e una
lavorazione assai complicata. Lo sfilato siciliano 400 prevede la sfilatura del
tessuto di fondo che in pratica viene trasformato in una reticella,mentre il
tessuto all'interno del disegno i cui bordi vengono delineati a punto cordoncino
rimane intatto. Lo sfilato siciliano 500 prevede la sfilatura e la quadrettatura
dell'intera porzione di stoffa su cui poi viene riportato il disegno realizzato
in un secondo momento riempiendo ad arte i quadretti realizzati precedentemente. |
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Il ricamo a castell’umberto.
Per quanto riguarda
il nostro paese abbiamo effettuato una meticolosa ricerca sul territorio,
partendo proprio dalla tradizione di Castell’Umberto che nel campo del ricamo
vanta una incredibile ricchezza soprattutto dal punto di vista umano, infatti
tantissime sono state le giovani che hanno dedicato la loro vita a quest’arte
sperimentando nel tempo tecniche varie ed elaborate come ad esempio intaglio,
chiacchierino, ricamo classico (punto pieno, raso, erba, vapore, bricco, ombra,
stuoia, lanciato, piatto, palestrina, catenella, inglese ecc.) sfilati, filet
modàno, uncinetto, macramè, punto antico ecc., tecniche testimoniate da antichi
manufatti dall’incomparabile bellezza e dal grande valore storico e culturale,
poiché testimoni di un gusto raffinato, di un lavoro instancabile e di una
pazienza certosina ed è su quei capi che si lavora per appropriarsi di quelle
bellezze.
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